La seconda giornata dei lavori del Forum Ferdinando Rossi si apre il 25 ottobre nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, con la medesima atmosfera di curiosità e dialogo della prima parte dei lavori. Negli scorsi giorni, allievi, docenti e curiosi hanno avuto la possibilità di riflettere, informarsi e porre domande sull’esistenza di una Big Science e sui lati positivi e difficoltà che questo nuovo tipo di esperienza scientifica ponga; quest’oggi avranno l’occasione di ascoltare nuovi interventi su questo tema, per accrescere la propria conoscenza in un fertile dibattito di idee.

In questo tema si inserisce l’intervento del Vicepresidente del Comitato Organizzatore, Alessandro Cerri, che sottolinea l’importanza del perseguire un accrescimento della conoscenza, autentico piacere dell’animo umano, e ringrazia tutto il Comitato Organizzatore del Forum Ferdinando Rossi per l’impegno e la disponibilità profusi in quest’edizione, e in particolare la Presidente, Ilaria Ubertino Rosso.

L’intervento successivo del professor Massimo Masera, direttore della Scuola di Scienze Naturali di Torino, ricorda a tutti quanti l’importanza e l’urgenza del tema che collegherà come un fil rouge tutti gli interventi di questa giornata, ossia l’importanza della comunicazione per la scienza. Non è un elemento scontato e implicito: saper divulgare le proprie conoscenze a chiunque è diventato uno dei grandi obiettivi di ogni ricercatore.

Anche la professoressa Anna Ceresole, dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ricorda l’importanza dell’interazione tra giovani e ricercatori. Comunicare è oggi un indispensabile dovere, non solo per diffondere entusiasmo, partecipazione e curiosità, ma anche per creare nuove, proficue idee e per generare nuovi strumenti di diffusione della scienza.

Approfondisce questo tema nel suo intervento il primo dei relatori della seconda giornata del Forum Ferdinando Rossi, il professor Paolo Giubellino, Scientific Managing Director di GSI Helmholtzzentrum für Schwerionenforschung GmbH e del Facility for Antiproton and Ion Research in Europe GmbH. Egli sottolinea prima di tutto come la storia della fisica abbia portato l’uomo a necessitare di strumenti via via sempre più potenti e precisi, passando dalla grande intuizione di Galileo, il telescopio (per quanto non sia stato lui ad averlo inventato), fino ai famosi LHC e Hubble.

E’ fuori di dubbio che in questo ultimo caso parliamo di Big Science, che per la sua realizzazione necessita senza dubbio di grandi collaborazioni internazionali: illustri esempi sono naturalmente il CERN di Ginevra, ai cui progetti collaborano più di 23 paesi membri o osservatori, oppure il Sesami Program in Giordania, a cui aderiscono scienziati di nazioni anche in guerra tra loro. Lavorare a progetti di questa entità è senza dubbio una grande sforzo, richiede un’enorme apertura mentale e flessibilità. Cosa porta così tante persone a perseguire questo obiettivo senza avere obblighi contrattuali?

Sicuramente un primo valido motivo è un obiettivo comune: la passione e la volontà di rispondere a domande fondamentali sull’universo. Il professor Giubellino propone numerosi esempi di domande che restano ancora senza risposta per la fisica delle particelle, come la localizzazione dell’antimateria, l’esistenza della materia oscura o il materiale costituente dell’universo. Inoltre l’esistenza di questi progetti scientifici internazionali ha anche una ricaduta positiva sul piano sociologico: viene scambiata conoscenza tra le persone e vengono attratti nuovi talenti, con un valore più elevato dei costi dei contribuenti per questo progetti.

Un’altra grande novità di questa nuova scienza è, come si diceva, la necessità di rendere le scoperte e i risultati accessibili a tutti e digeribili anche per chi di scienza non si occupa. Questo porta anche un nuovo notevole corollario, ossia la nuova dimensione collettiva della scienza. Ogni articolo pubblicato dal CERN o da altri enti affini porta in calce numerose firme, che sono una garanzia di sicurezza e responsabilità. Come già si era potuto dedurre dalla prima giornata, adesso i ricercatori lavorano in gruppo, la categoria dello scienziato solitario sta quasi del tutto scomparendo e i risultati sono sempre più affidabili proprio perchè frutto di questo lavoro a più mani.

In seguito all’intervento del professor Giubellino e allo scambio di domande e idee con il pubblico, approfondisce l’argomento affrontandolo da un altro punto di vista Franca D’Agostini, professoressa di Filosofia della scienza al Politecnico di Torino ed Epistemology and Political Philosophy all’Università degli Studi di Milano. Il suo intervento affronta principalmente il deficit di credibilità dell’apparato scientifico, problema che riguarda gran parte della scienza e anche la Big Science stessa. La critica della scienza, illustrata dalla professoressa nel suo intervento, è una branca della filosofia che si occupa di trovare un fondamento e una difesa alla scienza, ossia una giustificazione della legittimità della scienza come portatrice di verità.

Come primo passo per esplorare questo argomento, bisogna individuare le cause di questo deficit riguardante la scienza: solitamente vengono individuate due principali cause, ossia le carenze nel contesto socioculturale (ad esempio la marginalizzazione delle scienze hard in Italia o delle humanities negli Stati Uniti) e quelle intrascientifiche (il cosiddetto degrado della scienza). Un altro elemento interessante da valutare a questo proposito è la crescita esponenziale delle informazioni (il volume di dati è cresciuto negli ultimi tempi del 90%). E’ cambiato qualcosa riguardo alla verità, o al concetto che abbiamo di essa? Le verità di cui disponiamo adesso sono incomplete, sovraindividuali, sovraetiche. Possiamo rilevare una disfunzione tra l’enormità dei dati e la velocità di immissione.

Fin dall’inizio, la scienza è stata democratica nei principi ma meritocratica nella fruizione: tuttavia con i nuovi principi di cui si è già discusso, la divulgazione è oggi alla portata di chiunque o quasi, creando un vero e proprio diritto alla verità, che per quanto non sia ancora formalizzato è un costrutto scientifico da tenere a mente con molta attenzione. La scienza è infatti qualcosa di “non nascosto”, come ci dice l’analisi etimologica della parola greca utilizzata per verità, alétheia.

Non si tratta quindi di qualcosa di fisso e imperituro, ma di un rapporto tra il pensiero e il mondo in continua mutazione, strettamente legato alla ricerca e sempre in discussione: una delle nuove sfide per la scienza sarà mantenere il valore di verità e porre ancora la comunicazione e la divulgazione come uno dei suoi principali obiettivi.